lunes, marzo 08, 2010

08 de marzo 2010

08-Marzo-2010


Los diez mejores museos de la red

Especial

(08:28 a.m.),
 
Los grandes museos ya no son sólo edificios que apenas unos pocos afortunados pueden visitar: hoy han convertido a internet en su mejor aliado, y utilizan las plataformas de la web para poner sus privilegiados contenidos al alcance de millones de personas. Si bien la emoción no es la misma de apreciar un cuadro original, estos 10 sitios nos permiten detenernos todo lo que queramos frente a nuestro favorito o incluso "viajar" por las salas de las colecciones más famosas.


Uno de los museos más importantes del mundo cuenta con un sitio igual de impresionante, que ofrece tours virtuales a las salas que albergan sus obras más reconocidas, así como una excelente actualización de todas las actividades que se realizan en el recinto.


Cada sala del museo estatal de Rusia permite a los usuarios tener una vista en 360° de las obras de artistas tan importantes como Kandisnky y Picasso, y no sólo eso: la rotación viene acompañada de una descripción detallada de las pinturas y esculturas, cuyas imágenes pueden ampliarse de manera individual.


El sitio del museo Victoria y Alberto de Londres se toma en serio la interactividad. No sólo permite acceder al detalle del tamaño o material empleado en los objetos de valor histórico que guarda, sino que una de sus salas permite revisar diferentes atuendos de Kylie Minogue al ritmo de las canciones de la cantante.


En Amsterdam, el museo Rijks tiene obras de artistas tan importantes como Rembrandt o Vermeer. En el sitio, mil obras pueden ampliarse para no perder ni el más mínimo detalle.


Hasta el entorno del Museo de la Historia de la Ciencia, en Oxford, es posible recorrer a través del servicio de GoogleMaps de este recorrer a través del servicio de GoogleMaps de este sitio. Alberga una gran cantidad de objetos relacionados con la ciencia, de los que se pueden ver videos explicativos o imágenes descargables.


Se trata de un museo al que sólo se puede acceder virtualmente. No posee una colección propia, pero funciona como una actualizada y extensa guía de las exposiciones y actividades más relevantes de otros museos.


La institución Smithsonian cuenta con 19 museos que exhiben alrededor de 136 millones de objetos. Si bien las aplicaciones de su sitio no son muy impresionantes, sí lo es el contenido al que permite acceder, como el que posee su Museo Nacional del Aire y el Espacio.


Aunque no se trata propiamente de un museo, este sitio chileno alberga una enorme cantidad de documentos históricos que reúnen el legado social, literario y artístico chileno. Cuenta con muchos documentos interesantes que pueden ser leídos en la misma página o descargados al computador.


Las obras de Duchamp, Lichtenstein y Warhol, entre otros muchos artistas contemporáneos, pueden verse ampliadas en el sitio del Museo del Arte Moderno, cuya mayor ventaja es que ofrece diferentes modos de recorrer las obras.


Especialmente dirigido a los más jóvenes, el sitio del Museo de la Ciencia, ubicado en Londres, ofrece una serie de recursos interactivos para hacer más amigable la ciencia.

jueves, marzo 04, 2010

04 de marzo 2010

La PROTESTA



Gratis alla Reggia, è polemica


Le iniziative della Settimana della Cultura. Per gli operatori una jattura nei mesi di massima affluenza,
 
CASERTA— La XII edizione della Settimana della Cultura si svolgerà, quest’anno, dal 16 al 25 aprile. L’ormai tradizionale manifestazione, organizzata dal Ministero per i beni culturali, apre gratuitamente, per dieci giorni, tutti i luoghi statali dell’arte: monumenti, musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche. Come accadrà anche a Caserta. L’iniziativa, certamente apprezzabile per l’obiettivo che si prefigge (avvicinare il pubblico al patrimonio artistico e architettonico anche attraverso l’organizzazione di eventi e appuntamenti diffusi su tutto il territorio) lo è meno dal punto di vista economico. Questo il parere di Alessandro Tartaglione, uno dei responsabili di Arethusa, la società di servizi aggiuntivi della Reggia di Caserta, che gestisce anche la biglietteria. «Mi sembra che le date individuate siano poco opportune» dice Tartaglione.

«Questo di aprile è, infatti, il periodo nel quale, solitamente, registriamo il maggior numero di visitatori. Un afflusso che porterebbe introiti consistenti. Entrate da non disdegnare, vista la grave crisi finanziaria e la penuria di fondi che rendono complessa la gestione e la cura del patrimonio monumentale. Dunque, consentire l’accesso gratuito proprio in quei giorni, risulta inutilmente dispendioso. Senza contare — aggiunge Tartaglione— che questo genere di iniziative appare inefficace anche dal punto di vista dell’incremento delle presenze». Insomma, secondo Tartaglione, la Settimana della cultura, ha dimostrato, dopo dodici edizioni, di non essere una efficace strategia di promozione. «Sono tantissime le persone che visitano il monumento nei mesi primaverili. E non hanno bisogno di alcun incentivo per scegliere il capolavoro vanvitelliano» sottolinea.

«Senza contare che tali iniziative sono state addirittura criticata dagli stessi turisti, soprattutto stranieri. Ricordo che lo scorso anno — racconta Tartaglione— arrivò una comitiva di visitatori statunitensi, pronti a fare il biglietto. Quando dicemmo loro che l’ingresso era gratuito, rimasero increduli e perplessi. Pensavano ad uno scherzo. "Come è possibile non pagare per vedere questa meraviglia?" ci chiese uno di loro in un italiano approssimativo. E un altro pretendeva di lasciare dieci dollari. "Fatene quel che volete, ma io devo pagare" insisteva. Se ne andò brontolando: "Ah, questi italiani!". Come dire: avete un giacimento di petrolio e non sapete estrarlo». Da qui, la proposta di Tartaglione. «Perché non organizzare la Settimana della Cultura, in periodi turisticamente improduttivi? Per esempio, febbraio e marzo solitamente lenti e inerti. Allora sì che l’ingresso gratuito al monumento potrebbe costituire un utile strumento per spingere più persone a visitarlo e, dunque, a fermarsi a Caserta».

Anche gli operatori turistici, dal canto loro, si mostrano poco interessati all’iniziativa. «Non è così che si portano turisti in città» dice Francesco Marzano. «Abbiamo valutato, cifre alla mano, che l’80 per cento delle presenze alberghiere si registrano grazie al turismo congressuale e sportivo. Almeno fino a che non si attuerà una seria politica turistica capace di programmare a lungo termine». Comunque, conveniente o no, la Settimana si farà e già enti e istituzioni sono al lavoro per organizzare gli eventi che la caratterizzeranno. A cominciare dalla Soprintendenza ai Beni architettonici di Caserta. Tante le iniziative in programma. Fra le altre, l’appuntamento «Terrae Motus…in famiglia» a cura del servizio educativo. Una proposta per avvicinare i bambini, ma anche i loro genitori, alla conoscenza della collezione di Lucio Amelio, esposta nelle retrostanze dell’appartamento storico.

I bambini e i loro accompagnatori visiteranno i capolavori della raccolta guidati da storici dell’arte. Al termine del percorso troveranno fogli e matite per esprimere a loro modo le suggestioni provate durante la visita. Altro appuntamento, la presentazione di un libro dedicato a Margherita Asso, studiosa e responsabile del patrimonio artistico del casertano. Ma il momento clou della Settimana sarà la presentazione al pubblico della Castelluccia e dell’accurato restauro filologico che ha interessato sia gli interni che gli esterni dello splendido edificio nascosto nella fitta vegetazione del parco reale.

Durante la Settimana si potranno, inoltre, visionare documenti conservati sia nell’archivio storico che nell’ufficio catalogo. Anche le pro loco stanno elaborando il loro programma con il supporto dei funzionari della Soprintendenza mobilitati per la riuscita dell’evento. Mentre il comune di Caserta è in procinto di ultimare la programmazione della Settimana della Cultura quasi interamente dedicata al libro.

Lidia Luberto

(ultima modifica: 04 marzo 2010)

03 de marzo 2010

Publié le 03/03/2010

22:12

La "Note bleue" de Chopin au Musée romantique

Par Annie YANBEKIAN

Jusqu'au 11 juillet, le Musée de la Vie romantique présente une exposition dédiée au pianiste franco-polonais

Le 2 mars, l'institution de la rue Chaptal (IXe), a inauguré une belle exposition, "La Note bleue", inscrite dans les célébrations du bicentenaire de la naissance de Chopin.
90 peintures, sculptures et dessins sont réunies pour restituer l'ambiance artistique dans laquelle le pianiste compositeur s'épanouit durant ses années passées en France.
L'exposition a été baptisée "La Note bleue" en référence à une lettre qu'Eugène Delacroix écrivit à George Sand - celle-ci était férue d'échanges épistolaires avec ses amis et proches - sur la musique de Chopin et les correspondances entre les notes et les couleurs. Dans le jeu pianistique de son compagnon, Sand ressentait "l'azur de la nuit transparente".

Le Musée de la Vie romantique est établi à l'hôtel Sheffer-Renan, ancienne résidence du peintre Ary Scheffer, qui avait l'habitude d'inviter d'éminents voisins: Frédéric Chopin, George Sand, qui partagea la vie du musicien durant neuf ans, ou Eugène Delacroix. C'est peu dire que cet hôtel particulier, composé de trois édifices distincts et d'un ravissant jardin, est imprégné de l'histoire de cette époque.

D'ordinaire, ce musée évoque un prolongement émouvant, en plein Paris, de la ravissante propriété de George Sand à Nohant, dans le Berry. Il abrite de nombreux objets ayant appartenu à l'écrivain (mais aussi à son fils Maurice), ainsi que des tableaux et sculptures la représentant. Le cadre était donc idéal pour y aménager l'exposition "La Note bleue", dédiée aux dix-huit années -les dernières de sa vie - que Chopin passa en France, entre 1831 et 1949.

L'exposition est aménagée sur deux des trois édifices du site de la rue Chaptal. Le visiteur peut y contempler des peintures de Delacroix (dont un célèbre portrait de Chopin et un tableau représentant le jardin de George Sand à Nohant, prêté par le Metropolitan Museum de New York), Corot (des vues de Ville-d'Avray), Courbet (un célèbre portrait d'Hector Berlioz), Scheffer (portraits de Pauline Viardot, Rossini, Chopin...), Charpentier (portrait de George Sand, et le fameux Eventail des hôtes de Nohant, plein d'humour...), Bouchot (Portrait de la Malibran), Ingres (un dessin représentant Paganini) ou Lehmann (les portraits de Franz Liszt et de Marie d'Agoult, sa compagne durant quatre ans et future belle-mère de Wagner)... Les peintures et portraits reconstituent l'entourage artistique, amical et affectif de Chopin, et ressucitent un Paris et un Nohant familiers au compositeur.

Le Musée de la Vie romantique a également réuni des objets émouvants, tels qu'un dessin de Frédéric Chopin (une petite Tête d'homme esquissée au crayon en 1839), un moulage de sa main par Clésinger, le gendre de George Sand, ou un piano Pleyel and Cie de 1843 sur lequel Chopin a joué.

Cette exposition à dimension et à visage humains, dans un cadre idyllique, emblématique de la période romantique, mérite le détour. Elle se verra complétée d'ici peu par un autre hommage parisien qu'organise la Cité de la Musique: "Chopin, l'atelier du compositeur"), du 9 mars au 6 juin.

>> La page que le site de la Ville de Paris consacre à l'exposition "La Note bleue"

"La Note bleue"
Exposition du bicentenaire
2 mars-11 juillet 2010
Musée de la Vie romantique
Hôtel Scheffer-Renan
16, rue Chaptal
75009 Paris

miércoles, marzo 03, 2010

01 de marzo 2010

Flash actualité - Culture,

Pour son bicentenaire, la "note bleue" de Chopin résonne en peinture,
01.03.2010, 16h4 ,

George Sand et Eugène Delacroix entendaient une "note bleue" dans la musique de Frédéric Chopin (1810-1849): c'est elle que le Musée de la vie romantique à Paris tente de retrouver en évoquant par l'art pictural le séjour en France du compositeur, né il y a 200 ans.

"Frédéric Chopin, la note bleue", ouverte au public à partir de mardi, est l'une des deux expositions du bicentenaire organisées dans la capitale, avec celle qu'accueillera la Cité de la musique du 9 mars au 6 juin ("Chopin à Paris, l'atelier du compositeur").

Le Musée de la vie romantique, où sont présentés jusqu'au 11 juillet quelque 90 peintures (Corot, Courbet...), sculptures, dessins (Ingres) et objets, et même un piano Pleyel 1843 que Chopin a joué, est le lieu rêvé pour honorer le compositeur franco-polonais.

C'est dans cette charmante maison de la rue Chaptal (IXe arrondissement) que le compositeur et son égérie George Sand, venus en voisins du square d'Orléans, aimaient à se rendre, à l'invitation du maître des lieux, le peintre d'origine hollandaise Ary Scheffer. Ici se croiseront Liszt, Rossini, Berlioz, tous ceux qui feront de Paris la capitale européenne du romantisme musical.

Le couple Sand-Chopin y venait le vendredi soir, en compagnie d'Eugène Delacroix, autre habitant du quartier. La première salle de l'exposition contient d'ailleurs un portrait du compositeur par le peintre réalisé en 1838, prêté par le musée du Louvre.

"Cette toile est assez sublime parce qu'il y a là une incandescence. C'est un portrait transparent et nocturne", explique Jérôme Godeau, l'un des commissaires de l'exposition. "Le piano de Chopin, c'est une couleur: nous avons essayé d'en capter les reflets", ajoute-t-il pour résumer son projet.

Même dans cette huile sur toile où le marron domine, "la note bleue résonne", comme l'a écrit George Sand, qui y voyait "l'azur de la nuit transparente" ("Impressions et souvenirs", 1841). Cette note bleue qui parcourt les "Nocturnes", certains "Préludes", la "Berceuse" ou encore la "Barcarolle" de Chopin, le visiteur la retrouve dans trois lavis montrant des femmes au clavier, en particulier dans "L'Amoureuse au piano" de Delacroix.

Plus globalement, l'exposition évoque les 18 dernières années de la vie de Chopin, à partir de son installation à l'automne 1831 dans cette France qui sera désormais son pays. La première demeure parisienne du compositeur est évoquée dans "Le Boulevard Poissonnière, effet du matin" peint par Isidore Dagnan: impossible de ne pas y voir l'aube de la carrière d'un musicien bien décidé à conquérir Paris.

Des portraits de divas comme la Pasta, la Grisi et la Malibran évoquent la passion pour l'opéra de Chopin, dont le piano était chant. A travers plusieurs tableaux, on imagine ce dandy briller dans l'intimité des salons, lui qui fuyait les concerts publics -- il n'en donnera qu'une vingtaine dans toute sa carrière. Chopin qui avait, dit-on, un vrai talent d'imitateur, de portraitiste: cela passa par sa musique bien sûr mais aussi par une petite "Tête d'homme" (1839) dessinée au crayon par ses soins.

Le voyage ne serait pas complet si l'exposition n'emmenait pas le visiteur à Nohant (Indre), le domaine bucolique de George Sand, dont le Metropolitan Museum de New York conserve une belle évocation du jardin, verte et feuillue, par Delacroix.